#risorgiblog, alzati e cammina

Con grande mestiere e scelta di tempo Giovanni ha rianimato il dibattito sulla morte dei blog proprio in concomitanza con il divano post pranzo nataliazio. Cosa c’è di meglio per il blogger appesantito da troppo panettone che scrivere di blog ricordandoci l’eterna autoreferenzialità della blogosfera?! Ovviamente lo spunto è stato raccolto da più parti (qui, qui, qui, qui e poi vi leggete lo storyfy del hashtagr #risorgiblog se ne volete ancora).
Il tutto poi si conclude (?) oggi quando con un colpo da maestro GBA se ne esce su Apogeo Online con un articolo che parla del futuro guardando al passato.. parla di blog, blogger e social media con alcuni che ne sanno. Chapeau!

In tutta questa storia, partendo dal post iniziale di GBA, c’è però qualcosa di più interessante che non il futuro del blog. Tant’è che la frase “nel 2012 rivedremo crescere i blog come luoghi di conversazione su contenuti segnalati e “curati” su Twitter“, potrebbe essere considerata nient’altro che un titolo da giornale un po’ accattivante pensato solo per solleticare l’ombelico del blogger annoiato.
Il punto è un’altro.

Il punto è nel rapporto all’interno dell’ecologia dei media digitali tra spazi curati e spazi conversazionali e di come il collasso di questi due abbia portato alcuni a pensare che non possano (o non debbano) essere scissi.
Giovanni sostiene che “Twitter è un ambiente che mal si presta alla realtà conversazionale e all’approfondimento del pensiero.” e quindi c’è la necessità di “ritrovare un equilibrio nell’ecosistema delle relazioni sociali rapportate alle esigenze informative, di confronto ed intrattenimento.

Qui, personalmente, credo che vi sia un errore .
Ovvero quello di pensare che l’equilibrio dell’ecosistema sia osservabile a livello dei singoli utenti (o di un campione non rappresentativo di essi).
Provo a spiegarmi.

L’evoluzione dei social media, per come l’abbiamo conosciuta partendo dai blog, ha sempre visto una forte sovrapposizione tra ambiti di discussione ed ambiti relazionali. Nei primissimi blog la cosa era assolutamente sovrapposta portando – anche in fase di analisi – a considerare il blogroll e i commenti come indicatori di connessioni e viceversa. Questa dinamica ha generato la pratica di “curare” notizie/informazioni/contenuti all’interno di logiche relazionali. In quest’ottica abbiamo visto nascere e svilupparsi molti di quei fenomeni che hanno fatto la rivoluzione del web2.0.

Da un certo momento in avanti però la rete ha offerto un numero crescente di esempi di individui che si creavano uno spazio di rete all’interno del quale la relazione sembrava avere sempre (o quasi) la meglio rispetto alla cura dei contenuti. O meglio: i contenuti c’erano ma avevano spesso una natura talmente quotidiana e minima che i blogger, quelli veri, non li consideravano neanche tali. Così la blogosfera italiana a suo tempo si autorappresentava escludendo – come non esistessero – i tantissimi blog aperti su MSN Live Space dai ragazzini tra una chat MSN e l’altra. Quegli ambienti – che spesso contenevano solo contenuti creati da altri – come gli spazi tumbler poi o le condivisioni su Facebook e i 140 caratteri di Twitter forse dovrebbero far pensare che non tutti sentono  la necessità di curare i contenuti.

Certo c’è chi sente questa necessità e trova riduttivi (o nulli) gli spazi di interazione resi possibili da ambienti come Twitter. Per questi i blog (o gli spazi che verranno) continueranno ad esistere. Ma la dimensione di massa della rete, quella fruizione non troppo attiva che unisce gli spettatori dei prodotti TV attorno ad un hashtag o chi fa like ad una pagina FB o chi saluta i propri amici su Twitter,  non può essere ignorata quando si immaginano gli scenari per il futuro a meno che non si voglia continuare a guardarsi l’ombelico scambiandolo per il mondo.

Il punto non è quindi se il blog abbia ancora qualcosa da dire ma che la necessità di uno spazio curato (sia tecnicamente un blog o altro poco importa) in rete non è una necessità di tutti e che la presenza in rete ogni sembra – dati alla mano – poter essere appagante anche in un contesto costruito eminentemente sulle relazioni dove i contenuti sono spesso pretesti per le relazioni. In fondo la storia dei media ha sempre visto i curatori come un sottoinsieme dei fruitori ed il fatto che questi due insiemi potessero coincidere in maniera semplice è un’illusione che dovremmo cercare di superare.

Anche perché gli ambienti come Twitter sembrano poter supportare forme relazionali estremamente complesse pur nei limiti tecnici dei 140 caratteri.. come mi sembra mostri un piccolo esempio di conversazione raccolta dai tweet pubblici di  prima dell’estate all’interno di un’acquisizione di dati per un’altra ricerca:

a buongiorno #####! Sono riuscito davvero a dormire sino alle 10…record!
b @#### ciao! ^__^ passato il mal di testa? Immagino di si. :) )
a @#### si,certo.dopo una bella dormita,tutto apposto.oggi c è una giornata bella e fresca,spettacolare…a te tutto bene?
b @#### ehh si si :) ) vado al mare da aprile, pensa un po :) )
a @#### fai bene. Sarai già bella abbronzata…
b @#### appena uscita dall ufficio :) ) caldo infernale e me ne vado al mare, anche se con qualche nuvola
a @#### no, in realtà mi piace stare in acqua e non sono così nera :) )
b @#### ma vai da sola al mare?

 

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One Comment

  1. Verissimo cif2 che dici,Cesare ,e ti ringrazio perche9 mi hai dato lo supnto per una riflessione (vado di getto, come mio solito…), tuttavia non dobbiamo mai dimenticare che le ideologie (ed alcune in particolare, come ho sia pur molto sommariamente spiegato in poche battute anche nel mio video “Reciprocite0 e spontaneite0”) affondano le loro radici nella natura umana, o comunque in alcuni aspetti di essa. Sarebbe errato, dal punto di vista analitico, pensare che le ideologie siano corpi separati e che non abbiano nulla a che vedere con quegli aspetti che attengono la natura stessa dell’umano. Come al solito, ribadisco che non e8 possibile separare natura e cultura.Il Capitalismo risulta vincente (e fino ad oggi la sua ideologia si e8 dimostrata sicuramente la pif9 potente ed efficace tra quelle che hanno fatto la loro comparsa sul pianeta) appunto perche9 la sua ragion d’essere mette radici in alcuni aspetti dell’ontologia umana (homo homini lupus, possesso, propriete0, competizione, rapacite0, individualismo). Naturalmente la discussione potrebbe essere come al solito interminabile, ma ci siamo capiti…E cif2 che vale per il Capitalismo e per la sua ideologia vale anche e soprattutto per il Femdominismo che e8 oggi parte integrante e fondamentale sia del primo che della seconda.Capisco che la mia analisi e8 veramente “scorretta” sotto questo profilo, ma personalmente non ho dubbi da questo punto di vista. L’attuale situazione e8 il risultato dell’incontro strategico, o se preferite, del matrimonio, fra una parte dell’ontologia femminile (leggi asimmetria sessuale con inevitabile ricaduta sulla relazione con il maschile, con tutto cif2 che ne deriva…) e l’ideologia capitalistica dominante (ragione strumentale). I due aspetti sono assolutamente compenetrati e non possono essere separati. Sottolineo ancora una volta che e8 proprio questa interpretazione della realte0 che desta scandalo, perche8 e8 lacerante per tutti, in tutte le direzioni; a “sinistra” innanzitutto, ma anche nel mondo pif9 tradizionalista e “conservatore” (a parte il fatto che oggi anche la “sinistra” lo e8, ma ci capiamo anche in questo caso…) .Questa situazione, sotto questo profilo, potrebbe invece essere modificata, in favore della grande maggioranza dei maschi naturalmente, proprio grazie ad un intervento di tipo “culturale”, cioe8 in seguito ad un processo (culturale e inevitabilmente anche sociale, economico e quant’altro) in grado di indebolire il paradigma mercantile-utilitaristico dominante e favorire quindi il sorgere di relazioni umane non pif9 dominate dalla mera logica della ragione strumentale. Fermo rimanendo, sia chiaro, che la perfezione non esiste, anche perche9 abbiamo appena detto che alcuni aspetti fanno parte dell’ontologia umana (che si modifica in parte anch’essa, sia pure in modo infinitamente pif9 lento rispetto alle trasformazioni culturali) e sarebbe di conseguenza anche profondamente errato pensare di poter intervenire su questa in modo pif9 o meno forzoso (dogma culturalista destinato inevitabilmente a sfociare nel totalitarismo e nelle cosiddette ingegnerie sociali di qualsiasi genere, compresa quella attuale che e8 forse una delle pif9 sofisticate anche se delle meno apparentemente cruenti).Badate che questo non e8 un punto da poco. Ad esempio diversi attivisti del momas (non appartenenti a UB)si ostinano a separare natura e cultura e ad individuare nel “dogma culturalista” a senso unico (cosa in parte vera, sia chiaro) l’origine di tutti i mali. “Torniamo alla natura – questo in pillole il loro paradigma – e mettiamo sotto i tacchi la cultura (sto andando ovviamente con la zappa ma ci siamo capiti…) e il problema e8 risolto”.Errore madornale, perche9 dimostrano di non avere capito il nesso di cui sopra (relazione fra ontologia femminile e ragione strumentale), nonche9 la natura profonda dei processi avvenuti e tuttora in corso e della loro complessite0, cioe8 un’abile miscela di natura e cultura anche se la prima viene negata (o vengono affermati solo quegli aspetti che conviene affermare, in base alla convenienza del momento) e la seconda viene rivendicata non solo come strumento di trasformazione della realte0 (su questo, in parte anche se non del tutto ovviamente, come ho gie0 spiegato, sono d’accordo metodologicamente anch’io) ma soprattutto come l’unico strumento interpretativo del reale .E’ evidente la ragione di questa operazione. L’oppressione millenaria subita dal genere femminile da parte di quello maschile– sostiene il femminismo e8 di natura culturale. Infatti, se sostenessero che questo presunto dominio affonda le sue radici in ragioni di ordine ontologico farebbero un’operazione che le porterebbe in una strada chiusa, senza possibilite0 di uscita. Perche9 affermare questa seconda ipotesi significherebbe oggettivamente ammettere che la presunta condizione di oppressione del genere femminile da parte di quello maschile appartiene ad un ordine del tutto naturale e quindi immutabile delle cose(a meno, a quel punto, di un mostruoso e violento intervento “culturalista” di proporzioni fino ad ora sconosciute). La qual cosa potrebbe essere giustificata solo in due maniere (non si sfugge): o il genere femminile e8 ontologicamente “inferiore” a quello maschile (concetto ovviamente insostenibile) oppure, al contrario, che il genere maschile ha potuto perpetrare il suo dominio sul genere femminile attraverso l’esercizio della violenza e della forza bruta, perche9 queste sono le caratteristiche distintive e peculiari della sua stessa ontologia. Ma anche questa ultima ipotesi in se9 (il paradigma e8: ontologia maschile che produce violenza che produce oppressione del genere femminile, ovviamente dialetticamente capovolgibile in: genere femminile vittima della violenza a sua volta prodotto esclusivo dell’ontologia maschile), non e8 altrettanto sostenibile perche9, attribuito alla dimensione ontologica, sarebbe oggettivamente tacciabile di sessismo e di razzismo.Di conseguenza (seguendo questo ragionamento) la ragione di questa presunta oppressione a senso unico –ci spiegano non puf2 che avere origini culturali (sociali, economiche, religiose, politiche, storiche ecc.). Tant’e8 che la vulgata femminista arriva addirittura a sostenere che prima dell’avvento del maschile (e del patriarcato), quando le societe0 erano dominate dal femminile e dal matriarcato,si viveva in una specie di societe0 comunistica senza violenza, diseguaglianze, in un contesto di totale e assoluta armonia e liberte0, come ad esempio secondo loro avveniva nella antichissima Creta e in alcune regioni europee(viene da ridere ma tant’e8…)… .Ma giunti a questo punto le contraddizioni si ripresentano in misura ancora pif9 macroscopica (se soltanto qualcuno avesse la volonte0 di vederle…).Se infatti l’origine dell’oppressione femminile (da parte del maschile) fosse di ordine eminentemente culturale, quando le femministe stesse sostengono che in ultima analisi questa e8 dovuta all’esercizio della forza,caratteristica peculiare e distintiva dell’ontologia maschile (la violenza e8 maschile, lo dicono loro, non io…), come si fa contestualmente a sostenere che questa presunta oppressione sia esclusivamente di ordine culturale? E’ evidente che siamo di fronte ad una forzatura, anche molto rozza a mio parere, da qualsiasi parte si voglia tirare la giacca, come si suol dire…Naturalmente, procedendo su questo binario, si potrebbe continuare all’infinito in un gioco di rimandi senza fine, grazie ad una abile (solamente perche9 nessuno ha voglia di indagare…) miscela di elementi, clamorosamente contraddittori l’un con l’altro, ma utilizzati di volta in volta senza neanche tanto preoccuparsi della loro intrinseca contraddittoriete0.Come vedete, sembra di stare in una sorta di labirinto, dal quale non si riesce ad uscire. E’ proprio questa la “furbata”, insieme soprattutto alla consapevolezza da parte loro (questa e8 la loro vera forza) che nessuno mai andre0 a sbattergli in faccia l’oggettiva contraddittoriete0 di tali teorie.Concludo citando, a tal proposito, un passaggio che mi sembra molto puntuale, di un libro del filosofo politico, Costanzo Preve, che ho finito di leggere proprio in questi giorni:”Con il termine ideologico intendo sostanzialmente il significato proposto da Karl Marx, e poi posteriormente ribadito, modificato e concretizzato, per cui l’ideologia sistematizza la realte0, non certamente “cosec com’e8”, ma come deve diventare per giustificare e legittimare interessi economici e politici di potere e di dominio”. E ancora “…la dimensione ideologica e8 necessaria per la riproduzione delle societe0 umane, indipendentemente dal giudizio di valore positivo o negativo che si de0 di esse, ed e8 quindi sempre inevitabilmente presente, cosec come lo sono l’arte, la filosofia, la religione ecc…”.Fin qui la concezione marxiana classica del concetto di ideologia (dal sottoscritto condivisa). Ma e8 a questo punto che arriviamo al punto focale (pensiero del Preve) che a mio parere calza a pennello anche e soprattutto in relazione femdominismo e alla QM:”La menzogna palese rappresenta a mio avviso un grado superiore , darwinianamente parlando, della precedente menzogna occulta. La menzogna occulta dava infatti luogo a strategie di smascheramento o di demistificazione la menzogna palese svuota completamente questa funzione critica e si pone come strumento bellico diretto. La menzogna palese, lungi dall’essere “sciocca”, riflette invece la dura realte0 dei rapporti di forza. Il suo modello e8 la favola antica del lupo e dell’agnello , in cui il lupo, avendo comunque gie0 deciso di divorare l’agnello , attua pro forma un dialogo demenziale, accusandolo di intorbidare l’acqua che lui sta bevendo, laddove l’agnello stesso si trova a valle del lupo e non a monte”.Mi pare che questa lettura si adatti perfettamente alla situazione che stiamo vivendo, anche se l’autore si riferiva ad altro (peraltro e8 anche lui un antifemminista convinto solo che, a differenza nostra, considera il femminismo un fenomeno sovrastrutturale).In conclusione cif2 che voglio ribadire, ,anche se ammetto di scoprire l’acqua calda (e di lasciare volutamente aperta la discussione), e8 che il nodo natura-cultura, che non puf2 essere risolto una volta per tutte in un verso o nell’altro, tanto meno deve essere sottovalutato oppure affrontato in modo superficiale, perche9 e8 proprio all’interno di questa pif9 che complessa relazione che si trova il busillis dell’intera vicenda.Il Femdominismo lo sa bene ed e8 per questo che e8 stato ed e8 abile nel mescolare le carte. Ma noi abbiamo capito il gioco e questo forse non lo avevano previsto, per lo meno non ora e non in questi termini…Fabrizio

    Posted July 26, 2012 at 11:48 pm | Permalink

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