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Semantic web dal basso

Per chi stesse cercando una definizione di post-web2.0 ecco la risposta.

Prometto che ne parlerò più diffusamente ma per chi non potesse aspettare consiglio di rileggere questo mio post datato January 28, 2005.

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Conversazioni dal basso (con Yahoo Pipes)

Proprio ieri uno degli ospiti del workshop seminariale che si svolgerà a Pesaro il 20 di aprile parlava (con colpevole ritardo :-) ) di Yahoo! Pipes. Nel frattempo, dopo i primi esperimenti, era un pò che avevo in mente di farne un uso pratico.

L’idea di questa Yahoo Pipe nasce da una esigenza essenzialmente mia ma il risultato forse può essere di pubblico interesse.

La Pipe di Conversazioni dal Basso aggrega tutte i feed che fanno capo al progetto e nello specifico:

  1. Il feed del blog ufficiale (conversazionidalbasso.wordpress.com);
  2. Il feed delle modifiche al wiki (conversazionidalbasso.pbwiki.com);
  3. Il feed della ricerca su Flickr per il tag conversazionidalbasso (si noti anche a proposito di Flickr che Adriano ha gentilmente creato un gruppo adhoc);
  4. I feed delle ricerche su Technorati per conversazionidalbasso e “conversazioni dal basso”;
  5. Il feed delle risorse etichettate come conversazionidalbasso su del.icio.us.

Il tutto viene filtrato dagli eventuali doppioni e ordinato cronologicamente.

Il risultato è in questo meta feed. Enjoy!

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The Machine is Us/ing Us

Un capolavoro come non si vedeva dai tempi di EPIC.(via Jill Walker)

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Flickr Machine Tags

Apparentemente una cosa tecnica ma in realtà estremamente interessante in prospettiva futura.

I Flickr machine tag altro non sono che dei tag composti da tre parti:

namespace : predicate = value

Usando questo tipo di etichette si può contestualizzare il tag aprendo a molte interessanti applicazioni. Quella più evidente è l’uso del namespace geo e dei predicati lat e lon.

Ad esempio per georeferenziare questa fotografia scattata nel mio ufficio ad Urbino.

potrei usare i seguenti machine tag:

  • geo:lat=43.72
  • geo:lon=12.63

rendendo possibile la comparsa dell’immagine nella mappa delle immagini georeferenziata di Flickr nella zona di Urbino.

Ovviamente immagino che emergerà uno standard anche per il tempo anche se molto spesso l’informazione relativa al momento in cui la fotografia è stata scattata è già inscritta nella foto dalla maggior parte della macchine fotografiche e telefoni cellulari

Ma questo è solo l’inizio perchè i machine tag, non diversamente dai tag, sono completamente liberi. Ovvero chiunque può costruire namespace e predicati come meglio crede.

La stessa foto potrebbe dunque anche essere etichettata come:

  • notebook:tablet=acer
  • place:office=larica
  • flickr:user=fg
  • body:hand=fg (ebbene si, è possibile usare i machine tag come valori di machine tag)

Ovviamente la stragrande maggioranza degli utenti non inserirà manualmente i machine tags ma lo farà attraverso delle applicazioni ad hoc come ad esempio lo strumento di Flickr per georeferenziare attraverso una semplice interfaccia le foto caricate.

Scommetto che la logica dei machine tag verrà presto importata in molte altre applicazioni che utilizzano i tag.

(via O’Reilly Radar)

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London Tag Map

Le conversazioni permanenti e ricercabili che avvengono sul web si prestano a tantissime forme di analisi. London Tag Map (realizzato dal gruppo di ricerca Yahoo! di Berkeley) è un esempio che utilizza le immagini georeferenziate caricate su Flickr e le resituisce come una specie di tag cloud distribuita nello spazio dei punti turistici più interessanti di Londra.

Il post contiene tanto una presentazione quanto un paper che descrivono il progetto nei dettagli.

Technorati tags: , , , ,
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Senso comune e nuove tecnologie

Un paio di giorni (ed in particolare una intensa mattinata) a parlare del rapporto fra senso comune e nuove tecnologie hanno lasciato nella mia mente un paio di certezze:

  • Il concetto di senso comune (come tanti altri nelle scienze sociali) non è ben definito (su questo si veda il volume Il senso comune di Ambrogio Santambrogio) e per questo motivo piuttosto inutilizzabile come fondamento sul quale costruira altra conoscenza;
  • Quando si affianca questo concetto indefinito alle prospettive incerte delle nuove tecnologie una cosa appare chiara. Come ha detto Daniel A. Freedman nel campo della filosofia della scienza (un grazie a Luca per avermi segnalato questa citazione): ”… technology tends to overwhelm common sense” (e questo indipendentemente da cosa il common sense sia di volta in volta). Se ci si pensa il fatto che le tecnologie siano nuove (ovvero orientate al futuro) pone queste in diretto contrasto con il presente (ovvero al senso comune). Ovvero o le tecnologie non sono nuove o sono in contrasto con il senso comune :-)

Ed in effetti questo è quello che emerso (almeno in base alla mia personale ricostruzione dei fatti), anche se su oggetti e con tagli molto diversi, nel panel sulle nuove tecnologie cui ho preso parte ieri a Perugia (programma completo dell’evento organizzato dall’AIS).

Davide Bennato ha presentato i risultati di una imponente ricerca (con interviste telefoniche su un campione rappresentativo di utenti Internet in Italia integrate da una websurvey) sull’utente del file sharing da cui emergono molti dati interessanti che contribuiscono a sfatare una serie di luoghi comuni sul profilo e sulle motivazioni di chi scarica file legalmente o illegalmente attraverso le reti peer-to-peer.

Davide Borrelli, prendendo spunto dall’articolo We the Web di Kevin Kelly pubblicato ad agosto del 2005 su Wired, ha evidenziato alcuni aspetti dell’impatto sociale del web 2.0 sopratutto in relazione alla distinzione fra tassonomie e folksonomie. Interessante su questo una domanda di Alberto Marinelli (moderatore insieme a GBA della sessione) sul rapporto fra folksonomie e web semantico come due forme contrapposte di costruzione del senso comune in rete. Qualcosa su questo avevo scritto in passato su questo blog.

Barbara Scifo ha descritto limiti e possibilità dell’utilizzo della media and technology domestication applicata ai new media. I new media decostruiscono la distinzione pubblico/privato e di conseguenza rendono problematico l’utilizzo di una serie di framework metodologici e teorici di costruiti proprio in base a questa distinzione. Barbara, che ha scritto di recente molto sugli usi sociali, sopratutto fra i giovani, della telefonia mobile (qui una sua intervista pubblicata su apogeoonline e qui un articolo in inglese), ritiene possa dire ancora molto se non altro come tool per comprendere le fasi di adozione di una certa tecnologia.

Luigi Spedicato ha parlato del rapporto fra arte e design delle interfaccie dei siti web citando una vasta letteratura ed in particolare Walter Benjamin a supporto delle sue riflessioni.

Last but no least, Laura Corradi ha affrontato il difficile rapporto fra scienza e tecnologia descrivendo il caso delle tecnologie per la riproduzione artificiale.

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