Bellissimo esempio di visualizzazione della semantica del sistema dei mass media al confine fra arte e tecnologia.
A present
Ho appena ricevuto un messaggio di posta elettronica da Pierluigi Capucci che mi comunica di aver pubblicato sul proprio sito il pdf del volume Arte e tecnologie. Comunicazione estetica e tecnoloscienze (1996) scaricabile gratuitamente sotto licenza Creative Commons. Si tratta di un vero e proprio classico del rapporto fra arte e tecnologia ormai introvabile.
Una iniziativa più che lodevole che credo meriti la massima diffusione.
La realtà dell’IT all’italiana
Romeo, nonostante sia ormai una celebrità (e non più solo per gli affezionati lettori di questo blog) essendo stato stato citato da Punto Informatico per la questione degli stipendi medi dei lavoratori dell’IT italiana, ieri ha fatto in tempo anche a scrivere un divertente post su un personaggio incontrato durante una riunione all’Università.
È incredibile che ci siano persone così incompetenti spacciati per esperti in giro…
Non invidio di certo quel poverino costretto a lavorare giorno dopo giorno a fianco di uno che afferma che un db possa essere scritto in PHP e che per passare i dati da un database all’altro la soluzione migliore è quella di stamparli e re-inserirli a mano.
E questo senza pensare alla figura che l’istituzione che presenta questa persona come esperta offre nei confronti dei convenuti.
Ma più di tutti non invidio chi pensa, evidentemente in tutta sincerità ma alle volte contro la più palese evidenza, che questa persona sia veramente un esperto.
Phew… Per fortuna che io di gente così non ne conosco
Formula autoreferenziale
ok prendete questa formula:
![]()
dove
è la floor function e
è la mod function che, quando disegnata con
e
con

ed otterrete…

provare (…) per credere!
Caratteristiche delle conversazioni online
- Persistenza (Persistence);
- Cercabilità (Serchability);
- Replicabilità (Replicability);
- Pubblico sconosciuto (Invisible Audiences).
Fondamentale.
Le descrive brevissimamente Danah Boyd rispondendo ad una domanda nel corso del panel sulle Fan Cultures (coordinato da Henry Jenkins) tenutosi il 18 Novembre al Media Lab dell’MIT nell’ambito del convegno Futures of entertainment.
Se avete un paio d’ore di tempo (io l’ho sentito in macchina durante un viaggio) ascoltate (o guardate) la registrazione (audio | video) disponibile sul sito.
Veramente molto interessante.
P.S. Stando a quanto detto nel panel e visto la frequenza con cui la cito devo essere un fan di Danah Boyd.
Senso comune e nuove tecnologie
Un paio di giorni (ed in particolare una intensa mattinata) a parlare del rapporto fra senso comune e nuove tecnologie hanno lasciato nella mia mente un paio di certezze:
- Il concetto di senso comune (come tanti altri nelle scienze sociali) non è ben definito (su questo si veda il volume Il senso comune di Ambrogio Santambrogio) e per questo motivo piuttosto inutilizzabile come fondamento sul quale costruira altra conoscenza;
- Quando si affianca questo concetto indefinito alle prospettive incerte delle nuove tecnologie una cosa appare chiara. Come ha detto Daniel A. Freedman nel campo della filosofia della scienza (un grazie a Luca per avermi segnalato questa citazione): ”… technology tends to overwhelm common sense” (e questo indipendentemente da cosa il common sense sia di volta in volta). Se ci si pensa il fatto che le tecnologie siano nuove (ovvero orientate al futuro) pone queste in diretto contrasto con il presente (ovvero al senso comune). Ovvero o le tecnologie non sono nuove o sono in contrasto con il senso comune
Ed in effetti questo è quello che emerso (almeno in base alla mia personale ricostruzione dei fatti), anche se su oggetti e con tagli molto diversi, nel panel sulle nuove tecnologie cui ho preso parte ieri a Perugia (programma completo dell’evento organizzato dall’AIS).
Davide Bennato ha presentato i risultati di una imponente ricerca (con interviste telefoniche su un campione rappresentativo di utenti Internet in Italia integrate da una websurvey) sull’utente del file sharing da cui emergono molti dati interessanti che contribuiscono a sfatare una serie di luoghi comuni sul profilo e sulle motivazioni di chi scarica file legalmente o illegalmente attraverso le reti peer-to-peer.
Davide Borrelli, prendendo spunto dall’articolo We the Web di Kevin Kelly pubblicato ad agosto del 2005 su Wired, ha evidenziato alcuni aspetti dell’impatto sociale del web 2.0 sopratutto in relazione alla distinzione fra tassonomie e folksonomie. Interessante su questo una domanda di Alberto Marinelli (moderatore insieme a GBA della sessione) sul rapporto fra folksonomie e web semantico come due forme contrapposte di costruzione del senso comune in rete. Qualcosa su questo avevo scritto in passato su questo blog.
Barbara Scifo ha descritto limiti e possibilità dell’utilizzo della media and technology domestication applicata ai new media. I new media decostruiscono la distinzione pubblico/privato e di conseguenza rendono problematico l’utilizzo di una serie di framework metodologici e teorici di costruiti proprio in base a questa distinzione. Barbara, che ha scritto di recente molto sugli usi sociali, sopratutto fra i giovani, della telefonia mobile (qui una sua intervista pubblicata su apogeoonline e qui un articolo in inglese), ritiene possa dire ancora molto se non altro come tool per comprendere le fasi di adozione di una certa tecnologia.
Luigi Spedicato ha parlato del rapporto fra arte e design delle interfaccie dei siti web citando una vasta letteratura ed in particolare Walter Benjamin a supporto delle sue riflessioni.
Last but no least, Laura Corradi ha affrontato il difficile rapporto fra scienza e tecnologia descrivendo il caso delle tecnologie per la riproduzione artificiale.
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