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Etnografia digitale

Dopo l’incredibile successo del video The Machine is Us/Ing Us rilasciato in versione definitiva l’8 Marzo (consiglio di vedere questa nuova versione anche a chi ha già visto la seconda bozza del 31 gennaio), il Prof. Wesch della Kansas State University ha lanciato un nuovo progetto chiamato semplicemente YouTube Ethnography Project.

Lo scopo è riflettere sulle potenzialità e limiti dell’approccio etnografico applicato a YouTube ed è presentato in questo video.

Ogni studente è responsabile di un sotto-progetto:

Anche se i temi di ricerca degli studenti non mi sembrano nulla di particolarmente straordinario, l’idea complessiva è un fanstatico esempio di quelle nuove forme di ricerca e di didattica che lo spazio del web rende possibili.

Da tenere d’occhio.

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UWiC Lab Blog

Ok forse è giunto il momento di svelare qualcosa in più sul progetto di collaborazione cui avevo accennato alcuni post fa.

vpn by matt

Il progetto Urbino Wireless Campus ha numerosi aspetti estremamente interessanti ma uno, visto il mio background, mi sta particolarmente a cuore. Penso infatti si tratti di una formidabile occasione per studiare l’impatto sociale di un accesso mobile alla rete Internet e di una forma di connettività diffusa e libera all’interno dello spazio wireless interno della rete UWiC. Si tratta del resto, nel mio percorso personale, di un logico sviluppo di quanto avevamo fatto con il No Paper Project nell’ormai lontano 2001.

Per questo ho intenzione di dedicare parte del mio tempo e delle mie energie a cercare e sviluppare opportunità di collaborazione fra la Facoltà di Sociologia ed il team che lavora all’implementazione del Wireless Campus.

Il primo passo in questa direzione ha la forma di un progetto di tesi sul MKTG via Blog (ideata da Giuseppe Tempestini, studente di Scienze della Comunicazione meglio noto come autore di Miraloswallabies) ispirato dalla lettura di Naked Conversations e l’aspetto di un blog.

Questo blog è dunque un diario pubblico che racconta lo sviluppo di un progetto che, ne sono convinto, cambierà in modo significativo la vita quotidiana di studenti, docenti e personale dell’Università e potrà essere, anche in futuro, un punto di riferimento per progetti analoghi che riguarderanno di certo altre città italiane (e forse di questi progetti parlerà anche). 

Ma in realtà c’è dell’altro…

Il racconto, come ogni blog che si rispetti, passa per la straordinaria quotidianità dell’UWiC Lab. Un’ambiente sociale con i suoi personaggi, il suo linguaggio e le sue regole che rappresenta al tempo stesso la fonte di ispirazione e l’orizzonte spaziale entro il quale l’osservatore/autore del blog, si muove con il fare un pò alieno dell’aspirante antropologo.

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Vintage Computer TV Ads

Harry McCracken (parente di Zak?) di PC World ha pubblicato un fantastico articolo che ripercorre la storia del personal computer attraverso spot televisivi che vanno dai primi anni 80 ai giorni nostri.

Tutti i video sono pubblicati su YouTube e rappresentano una vera e propria miniera di informazioni per comprendere come l’home computer sia entrato nelle nostre case presentandosi come uno strumento in grado di unire il gioco all’educazione in aperta contrapposizione con l’idea del computer come strumento di lavoro.

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School of the Future

Un titolo roboante per presentare l’omonima iniziativa frutto dell’accordo fra Microsoft ed il distretto scolastico di Philadelphia.

Il 7 settembre, a tre anni dall’inizio del progetto, ha infatti aperto i battenti questa nuova scuola progettata per essere innovativa tanto dal punto di vista dell’architettura e delle tecnologie utilizzate quanto da quello dei processi di apprendimento.

Cercando di andare oltre l’ovvia patina auto-promozionale dell’iniziativa ho trovato alcuni materiali veramente interessanti come questa presentazione (ppt 1714 kb) dell’iniziativa che illustra nel dettaglio il processo decisionale, le fasi del progetto, l’analisi costi benefici e molto altro.

In generale tutta l’iniziativa andrebbe osservata, al di là della sua specificità, come un buon esempio pratico di come implementare tecnologie in una realtà scolastica.

Ovviamente, dal punto di vista della ricerca, si tratta inoltre di una straordinaria opportunità per indagare l’impatto di un ambiente ad alta disponibilità tecnologica sui processi di apprendimento.

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Dell Tablet Report.doc – ThinkFree Write

Un report relativo ad un pilot program svolto durante il marzo 2005 sull’uso del tablet pc per i docenti che ha coinvolto 33 insegnanti presso l’Hunterdon Central Regional High School.

Link to Dell Tablet Report.doc – ThinkFree Write

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Backchannels

Uno degli aspetti che sto cercando di trattare - seppur brevemente - nell’articolo che sto scrivendo per gli atti del seminario di studi Videomondi, riguarda la strategia evolutiva dei sistemi sociali che passa per la progressiva colonizzazione del tempo. Un’ambiente in grado di rendere possibile l’attivazione di più conversazioni contemporanee offre orizzonti di crescita ulteriori per i sistemi sociali intesi come network di comunicazioni. Per questo mi ha molto interessato questo progetto presentato di recente in occasione della consegna dei diplomi alla UC Berkeley School of Information (la segnalazione viene Tim O’Reilly nel suo blog).

Si tratta di una ricerca condotta con metodologie qualitative e quantitative di diverso genere (analisi dei log, osservazione partecipante, questionari ed interviste) per comprendere l’uso che gli studenti fanno delle chat room durante le lezioni.

La pratica di attivare un backchannel basato su conversazioni testuali è piuttosto diffusa nei seminari e convegni che hanno come tema le tecnologie. In pratica durante gli speech è possibile confrontarsi con gli altri partecipanti riflettendo in tempo reale e discutendo i temi trattati dal relatore. Secondo la definizione data in questa ricerca i backchannel sono:

A secondary means of communication in a physical space, often not visible or apparent in the physical space itself. Within the scope of this paper, we will always discuss backchannels as technologically-mediated communication, typically via textual group chat conducted on laptops.

Le attività principali notate dai ricercatori in relazione all’uso in classe sono state:

1. Richieste di chiarimenti

Asking clarifying questions about lecture content is one of the most common behaviors, with 78% of survey respondents reporting this usage.

2. Dibattiti e discussioni

Often this use takes the form of topical discussion, where, as one interviewee suggested, students “fill in the blanks” not only in the areas that other students may not fully understand, but also in circumstances where the professor only has time to briefly cover a topic.

3. Condivisione di risorse

The types of information shared, according to one interviewee, includes “clarifications, expansions, Wikipedia entries, [links] to classes people have taken at other institutions, web links—lots of web things, expanding definitions, things like that”.

Another interviewee mentioned an occasion where the professor was lecturing on a topic that another student had taken a class on at a different institution. The professor only reviewed the topic briefly, and the student posted a link to his previous class, commenting “too bad we’re not talking about some of these issues”.

Log analysis showed that during the school week, resource sharing of hyperlinks was 13.8% higher than during weekend periods. It is plausible that this could be due to the higher incidence of shared topical discussion, based on students being physically co-present in lectures together.

 4. Esprimere critiche

Participants in the SIMS Backchannel used it as a venue to offer criticism about lecture material or the instructor’s teaching methodology.

Most interviewees and survey respondents characterized the primary function of criticism in the backchannel as “venting.” However, students did note some occasions in which the backchannel served as a planning area where they collaborated on carefully determining the most effective way to raise a shared criticism with a professor, exchanging opinions on how they thought they professor would react to different approaches.

5. Alleviare la noia

Several interviewees mentioned the desire for entertainment: “In some situations if the lecture isn’t something I’m particularly interested in, or if it’s a slow lecture, or I’m just not in the mood to pay attention to it, it’s something else I can do.”

6. Condividere la presenza con gli assenti

One story related to us by multiple interviewees involved a discussion between students in a class who were remarking upon the comeliness of a guest lecturer. Another student who was not enrolled in the class was logged in to the SIMS Backchannel while working in the student lounge in the same building, and asked for more details about the supposed attractiveness of the guest lecturer. This resulted in additional description from some of the students in the class, and even inspired one ambitious user to surreptitiously take a cameraphone picture of the individual, which was then uploaded and shared via the backchannel. Upon viewing the image, the non-present student was enticed to come visit the class to judge the merits of the group’s observations in person.

7. Socializzazione e humor

As one respondent noted, we “socialize based on the lecture—it’s a blurry line between on and off topic.”

Many interviewees noted that humor in the backchannel provided another commonality by which users forged bonds with one another.

While survey respondents generally agreed that the backchannel was an appropriate place to make jokes, a few mentioned that due to some instances during a class where the joking in the backchannel had become distracting, they had stopped participating in the backchannel during that class.

The SIMS Backchannel is also occasionally used for social activity coordination, primarily in the context of students deciding upon where to go to lunch between classes, or coordinating after-school plans.

Questi ed altri aspetti sono trattati per esteso nei paragrafi finali dedicati all’interazione fra backchannel e frontchannel, alla partecipazione e alla creazione di comunità.

Infine, per chi fosse interessato, ci sono anche i dati quantitativi raccolti disponibili pubblicamente sul sito web del progetto.

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