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Performance e diffusione dei social media nelle Università italiane

Alessandro Lovari, durante la scuola di dottorato Meris, mi ha proposto, avendo letto il post sulla popolarità delle pagine Facebook delle Università italiane, di sviluppare insieme l’idea di analizzare se e come gli atenei italiani usassero i social media.

Dopo un paio di incontri in Skype, qualche telefonata e diverse ore di lavoro abbiamo completato la scrittura di questo articolo che prende in esame le presenze ufficiali sui media sociali di tutte i 95 atenei italiani. Poco più della metà degli atenei è presente su almeno un social media. Facebook è il più diffuso seguito da YouTube e Twitter. Gli atenei di medie dimensioni e le università private sono più presenti ed attive. Per valutare meglio le performance delle Università sui social media abbiamo sviluppato un indice che abbiamo denominato USMPI ovvero “university social media performance index”. Questo indice valuta la presenza e le performance degli atenei sui social media usando combinando una serie di metriche e rapportando alcune di esse alla dimensione dell’ateneo (i dettagli metodologici sono nel paragrafo 4.1 dell’articolo).

I dieci atenei che hanno fatto registrare le migliori performance sono:

Ateneo, USMPI

Libera Univ. Inter.le Studi Sociali “Guido Carli” LUISS-ROMA, 0.31
Università Commerciale “Luigi Bocconi” MILANO, 0.31
Politecnico di MILANO, 0.25
Università degli Studi di MILANO-BICOCCA, 0.24
Università degli Studi di URBINO “Carlo BO”, 0.19
Libera Univ. degli Studi “Maria SS.Assunta” – LUMSA – Roma, 0.19
Università “Cà Foscari” VENEZIA, 0.17
Libera Università di lingue e comunicazione IULM-MI, 0.17
Università degli Studi di PAVIA, 0.16
Università degli Studi di UDINE, 0.16

USMPI nel complesso varia da un minimo di 0 ad un massimo di 0.31. La media è 0.0502 e la deviazione standard 0.07351.

L’indice è stato realizzato con l’intento di essere facilmente calcolabile con un intervento umano minimo o nullo. Tutte le metriche analizzate sono basate su dati esposti pubblicamente dalle API delle piattaforme di social media.

Maggiori dettagli sull’indice e su tutta la ricerca sono disponibili nell’articolo (in inglese) che abbiamo pubblicato, in versione pre-print, su ssrn.

Lovari, Alessandro and Giglietto, Fabio, Social Media and Italian Universities: An Empirical Study on the Adoption and Use of Facebook, Twitter and Youtube (January 2, 2012). Available at SSRN: http://ssrn.com/abstract=1978393.

Consigli e suggerimenti sono più che benvenuti :)

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Urbino su Facebook

Visto l’interesse destato dall’analisi del gruppo Facebook dell’Università di Urbino ho deciso di estendere questa visualizzazione per includere più gruppi. L’idea è quella di rappresentare le relazioni di amicizia dei più rappresentativi gruppi Facebook di Urbino.

In una prima fase ho dunque dovuto cercare e selezionare i gruppi da prendere in considerazione.

Sono dunque partito da una semplice ricerca con la chiave urbino nel motore interno di Facebook limitando i risultati ai soli gruppi. Degli oltre 364 gruppi restituiti, ho deciso di escludere tutti quelli che, dal titolo, sembravano chiaramente riferirsi a realtà più grandi (ad esempio tutti quelli Pesaro e Urbino). Ho inoltre deciso di prendere in considerazione solo i gruppi con oltre 50 membri. Di questi alcuni erano aperti ed altri chiusi. Per quelli aperti mi sono semplicemente unito al gruppo, per quelli chiusi ho richiesto l’autorizzazione a diventare membro (solo in un caso mi è stato chiesto il perché ed ho spiegato che stavo conducendo una ricerca). Ho avuto così accesso ai dati di 72 gruppi. Per ciascuno di essi ho scaricato il grafo delle relazioni intergruppo (usando netvizz) e aggregato i risultati in un unico file .gdf copiando in questo file la lista dei membri del gruppo e quella delle loro relazioni. Questa procedura ha causato ovviamente la duplicazione di molti nodi con il rispettivo numero identificativo. Questa duplicazione non ha tuttavia causato problemi all’atto dell’importazione in Gephi durante la quale i nodi duplicati sono stati automaticamente eliminati.

Il grafo risultato dall’aggregazione di tutte le relazioni fra i membri dei gruppi presi in considerazione consiste alla fine di 14014 nodi e 175188 archi.

Su questo grafo ho calcolato i soliti indici di centralità (eigenvector, betweenness, closeness ed eccentricity) e la modularity per individuare le comunità.

Ho inoltre posizionato i nodi utilizzando l’algortimo ForceAtlas 2 (con il paramento Gravity a 100 per evitare una eccessiva disgregazione).

L’analisi della modularità, definita come una misura di quanto bene una rete possa essere scomposta in comunità modulari, si attesta intorno allo 0,6 ed il numero di comunità identificato oscilla (si tratta di algoritmo randomizzato che genera risultati diversi ogni volta che viene eseguito) intorno alle 1000.

Da questo migliaio di comunità ne emergono tre che da sole raccolgono quasi il 50% dei nodi.

Si tratta di quelle che ho identificato come UNIURB (15,5% e colore Verde), URBINATI (15,02% Blu) e MOVIDA (13,15% Rosso). Significativa inoltre la dimensione del gruppo del COLLEGI (7,34% Giallo), GIURISPRUDENZA (5,41% Azzurro), ANNUNCI E RICHIESTE (5,35% Grigio), LICEO CLASSICO RAFFAELLO (5,26% Fucsia). Fra le altre comunità che ho identificato figurano inoltre quella dell’ISIA, dell’Istituto d’Arte, dell’Istituto per la Formazione al Giornalismo e quella degli studenti Greci.

Nelle immagini che seguono due visualizzazioni dei 250 utenti meglio connessi secondo, rispettivamente, la metrica della betweenness centrality e dell’eigenvector centrality.

Infine, visto che zoom.it si rifiuta di creare l’immagine zoommabile, potete scaricare le visualizzazioni totali in formto pdf con la dimensione dei nodi legate alla betweenness e all’eigenvector centrality (i nomi, in queste visualizzazioni complessive, sono stati volutamente rimossi per questioni di privacy).

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Storifying IR12

Visto che non sono a Seattle per partecipare all’annuale conferenza dell’Associazione dei Ricercatori che Studiano Internet ho deciso di sperimentare storify per provare a raccontare, a partire da contenuti trovati in rete, la conferenza.

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Come gestire citazioni e bibliografie con Mendeley

Parlando con studenti, dottorandi e colleghi mi pare di capire che ci sia ancora qualcuno – per non dire la maggioranza – che crea a mano citazioni e bibliografie per le sue pubblicazioni. A loro è dedicato questo post :)

Una volta costruire la bibliografia per un articolo era un lavoro che richiedeva tempo e dedizione. Oggi ci sono software che rendono questo lavoro estremamente semplice producendo al tempo stesso citazioni e bibliografie più corrette.

Questi software fanno sotto il nome di Reference Manager. I più popolari sono EndNote, Zotero e l’ultimo arrivato, Mendeley.

Mendeley ha un approccio leggermente diverso rispetto ai predecessori. Oltre ad essere un Reference Manager è infatti anche un social network per ricercatori. Per il momento vorrei tuttavia soffermarmi sulle caratteristiche di Mendeley come Reference Manager.

Tutte queste applicazioni si basano su una semplice idea. Ogni volta che leggiamo una pubblicazione che ci interessa ne facciamo una sorta di scheda bibliografica da archiviare in un database. Questo database in Mendeley è costituito dall’applicazione Mendeley Desktop (disponibile per Windows, Mac OS X e Linux).

Ma come popolare questo database? Inserire a mano centinaia di schede non è certo un’attività semplice o divertente. Per questo motivo è possibile lasciar fare a Mendeley il lavoro sporco. Ci sono due modi per farlo. Il primo consiste nel trascinare l’articolo pdf direttamente dalla cartella del proprio computer a Mendeley Desktop e lui farà il possibile per reperire le informazioni essenziali per costruire la scheda (autore, titolo, anno di pubblicazione, editore, rivista, etc). Per esperienza vi posso dire che non sempre funziona come dovrebbe, ma che per gli articoli in digitale scaricati dai siti delle riviste fa adeguatamente il suo dovere. Alternativamente c’è un altro metodo che è forse anche più semplice ed efficace. Si può installare sul proprio browser, non importa quale, un bottone chiamato Import to Mendeley. Una volta trovato l’articolo o il libro che ci interessa (per i libri io utilizzo WorldCat ma va bene anche Amazon) basta premere quel bottone per ottenere, a patto di essere su uno dei moltissimi siti supportati, un’analisi della pagina e la creazione automatica di una scheda con tutti i dati nel nostro database.

Una volta creato il vostro database, potete farlo anche poco per volta a partire dai riferimenti che vi servono per le cose che state scrivendo ora, si tratta di capire come creare citazioni e bibliografie.

Dipende dal programma che usate per scrivere i vostri articoli/saggi/tesi. La maggior parte di voi userà una qualche versione di Microsoft Word e altri Open Office e qualcuno BibText. Il plug-in di Mendeley supporta Windows Word 2003, 2007, 2010, Mac Word 2008, 2011, OpenOffice 3.2, BibTeX. Il plug-in giusto viene installato automaticamente con Mendeley Desktop.

In tutti i casi si tratta di poter scegliere dal database dei vostri riferimenti bibliografici quello che volete inserire (c’è una mascherina di ricerca dove si può cercare per autore o titolo), selezionarlo ed inserirlo dove preferite nel testo che state scrivendo. A seconda dello stile di citazione, Mendeley ne supporta – come tutti i Reference Manager – centinaia ed alcune riviste consentono all’autore di scaricare il proprio stile specifico da installare, apparirà la citazione richiesta nel testo.
E la bibliografia? Anche questa è un gioco da ragazzi. Basta cliccare su inserisci bibliografia, vi conviene posizionarla alla fine di ciò che state scrivendo e dopo aver inserito almeno una citazione, e magicamente apparirà la bibliografia completa, formattata secondo lo stile di citazione scelto dei riferimenti citati fino a quel momento. Aggiungete un riferimento e la bibliografia si aggiornerà di conseguenza. Semplice no?
Ma cosa fare se si usano diversi computer? Come faccio ad avere il database della mia biblioteca personale sempre a disposizione? Anche questo è semplice. Mendeley si occupa di sincronizzare il vostro database creandone una copia sul vostro profilo sul sito (qui entra in gioco l’aspetto di social network) e replicando le modifiche su tutti i vostri computer.
Queste sono solo una minima parte delle funzioni messe a disposizione da Mendeley. Vi invito a scoprire le altre da soli.

Fra tutte le soluzioni che ho provato Mendeley è quella che io ed alcuni miei colleghi del LaRiCA abbiamo scelto di usare (ebbene si… anche fra di noi c’è chi scrive le bibliografie a mano :) ).
Una cosa è certa, almeno che non sia costretto con la forza, non perderò più ore ad inserire a mano citazioni e costruire bibliografie. Non posso che consigliarvi di fare, appena possibile, altrettanto ;)

Disclosure: Da alcuni mesi sono advisor di Mendeley. In pratica significa che ho accettato di diffondere gratuitamente informazioni su questo prodotto come forma riconoscimento al lavoro svolto dagli sviluppatori, per mantenere il prodotto gratuito e per contribuire per le mia capacità ad un progetto che ammiro.

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Internet in Italia secondo il 9° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione

Dal rapporto di sintesi disponibile sul sito Internet del Censis e presentato oggi emerge che:

- crescita dell’utenza di Internet, che nel 2011 supera la soglia del 50% della popolazione italiana, attestandosi per l’esattezza al 53,1% (+6,1% rispetto al 2009). Il dato complessivo si spacca tra l’87,4% dei giovani (14-29 anni) e il 15,1% degli anziani (65-80 anni), tra il 72,2% dei soggetti più istruiti e il 37,7% di quelli meno scolarizzati;

- I siti web di informazione sono usati dal 36,6% degli italiani;

- Il 17,6% degli italiani ha usato uno smartphone almeno una volta a settimana;

- Alla metà del decennio si era verificato un primo importante fenomeno di svuotamento dell’area di quanti si servono di soli strumenti audiovisivi, cioè tv e radio (il 46,6% nel 2002, il 28,2% nel 2006), che aveva portato a uno spostamento sia verso l’area dei fruitori dei mezzi a stampa (che salivano al 42,8%), sia verso quella degli utenti di Internet (al 29%). Da allora si è verificata la crescita dei “digitali” (fino al 48% del 2011), ma solo a discapito dei “lettori” (scesi nel 2011 al 23,3%), non degli “audiovisivi”, che sono rimasti praticamente stabili (il 28,7% nel 2011);

- Una metà del Paese ha dunque compiuto stabilmente il salto oltre la soglia del digital divide. Non si tratta però di una metà omogenea. Si può osservare che il 48% del totale è costituito molto più da uomini (52,5%) che da donne (43,7%), con una netta preponderanza di persone istruite (66,7%) rispetto a quelle con bassi livelli di istruzione (32,8%), per non parlare dei giovani (84,6%) in confronto agli adulti (46,5%) e agli anziani (11,4%);

- I giovani (14-29 anni) vivono abitualmente in rete (l’84,6%), ma sono proprio loro, con una quota del 53,3%, ad abbandonare maggiormente la lettura di testi a stampa. Nel 2009 quest’ultima quota si fermava al 35,8% della popolazione giovanile;

- Persone con diete aperte a Internet, ma prive dei mezzi a stampa 5,7 (2006) | 12,9 (2009) | 17,0 (2011);

- Indipendentemente dall’uso del televisore, il 12,3% della popolazione (24,7 dei giovani 14-29) attinge ai siti Internet delle emittenti tv per seguire i programmi prescelti, il 22,7% (47,6 14-29) utilizza YouTube, il 17,5% (36,2% 14-29) segue programmi scaricati tramite il web da altre persone;

- Preferenze del pubblico che scarica programmi televisivi da Internet. Musica (18,3%), sport (11,7%) e film (9,9%) sono ai vertici dell’interesse complessivo. Scorrendo invece la colonna relativa alle preferenze dei giovani, si può osservare che viene scaricato di tutto e anche con una notevole continuità. La musica rimane sempre al vertice, con il 46,2% di preferenze, seguita dai film (27,1%), dallo sport (25,6%), dalle fiction (21,2%) e poi i cartoni animati (14,3%), la cronaca (13,4%), i reality (11,6%), ma anche gli approfondimenti giornalistici (10%) e i telegiornali (8,7%);

-  Nel mondo dell’informazione, la centralità dei telegiornali è ancora fuori discussione, visto che l’80,9% degli italiani vi fa ricorso come fonte. Tra i giovani, però, il dato scende al 69,2%, avvicinandosi molto al 65,7% raggiunto dai motori di ricerca su Internet e al 61,5% di Facebook;

- Fra le fonti indicate dal pubblico emergono anche i motori di ricerca come Google (41,4%), i siti web di informazione (29,5%), Facebook (26,8%), i quotidiani on line (21,8%). Le “app” per gli smartphone sono al 7,3% di utenza e Twitter al 2,5%;

- Internet è il mezzo di comunicazione considerato più credibile;

- Il 67,8% degli italiani (91,8% 14-29) conosce almeno un social network tra quelli più noti (Facebook, Twitter, Messenger, YouTube, fino a Skype). Si tratta di 33,5 milioni di persone, in crescita rispetto ai 32,9 milioni del 2009. Facebook (65,3%) risulta essere il più conosciuto insieme a YouTube (53%); seguono Messenger (41%), Skype (37,4%) e Twitter (21,3%);

- Facebook è, oltre che il social network più conosciuto, anche tra quelli più utilizzati (dal 49% degli italiani che accedono a Internet, l’88,1% tra i giovani), insieme a YouTube (54,5%, l’86,5% tra i giovani);

- Funzione di Internet maggiormente utilizzata nella vita quotidiana direttamente o per interposta persona: [1] Mappe: 37,9% lo ha fatto almeno una volta nell’ultimo mese (60,5% nei centri con più di 500mila abitanti). [2] Ascoltare musica (26,5%). [3] Home banking (22,5%);

- Effettua telefonate attraverso Internet (tramite Skype o altri servizi voip) il 10,1% degli italiani che si connettono, soprattutto i giovani (14,8%) e le persone più istruite (14,5%);

- L’83,8% del campione (94,1% dei giovani e 87,1% dei soggetti più istruiti) riconosce a Internet il merito di permettere a chiunque di esprimersi liberamente. Al tempo stesso, l’83,3% lamenta il fatto che nel web circola troppa “spazzatura”;

- Per il 76,9% degli italiani (82,9% dei giovani e 81,2% dei soggetti più istruiti) la rete è un potente mezzo al servizio della democrazia.

In estrema sintesi emerge, rispetto a Internet, un paese spaccato in due. Il divario si ritrova costantemente sia a livello generazionale che a livello di titoli di studio. Uno scenario non dissimile da quello che avevamo descritto qualche mese fa con la ricerca LaRiCA sulle news e gli italiani.

Il report di sintesi che contiene dati più completi e riguardanti tutti i mezzi di comunicazione è disponibile gratuitamente sul sito del Censis (previa registrazione).

UPDATE: Sullo stesso tema consiglio la lettura del post con infografica di Vincenzo Cosenza e del commento di Juan Carlos De Martin su La Stampa.

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Chi usa Facebook ha più fiducia negli altri

Questa è una delle conclusioni a cui sono giunti i ricercatori del Pew Internet nel loro ultimo studio intitolato Social networking sites and our lives.

Il report è particolarmente interessante perché affronta temi che spesso affiorano quando si parla di Internet e Siti di Social Network: Saremo tutti più isolati e individualisti? Ci rinchiuderemo nella cerchia delle persone che condividono le nostre stesse opinioni ed interessi?

Queste ipotesi appaiono largamente smentite dai dati e dall’analisi che ne fanno i ricercatori americani.

  • Alla domanda che chiedeva di indicare il grado di accordo sull’affermazione “sento che la maggior parte delle persone sono degne di fiducia” gli utenti di Internet hanno risposto affermativamente nel doppio dei casi rispetto ai non utenti di Internet. Inoltre un utente di Facebook che usa la piattaforma diverse volte al giorno ha il 43% di possibilità in più rispetto agli utenti di Internet di esprimere accordo con questa affermazione. I dati sono stati depurati dal fattore demografico (ovvero i ricercatori hanno tenuto conto del fatto che il grado di accordo ad una domanda simile può essere correlato con l’età della persona ed essendo gli utenti di siti di social network più giovani del resto della popolazione…);
  • Gli utenti di Facebook hanno un numero maggiore di legami sociali forti. La media US è di 2.16 amici con cui ci si confida (in crescita rispetto al 1.93 della rilevazione 2008). Gli utenti Facebook che usano la piattaforma più volte al giorno hanno in media il 9% in più di legami forti rispetto agli altri utenti Internet;
  • Calcolando il supporto sociale (emotivo, compagnia e strumentale) che si riceve dai propri legami sociali su una scala dove il massimo è 100, gli americani in media fanno registrare i seguenti dati: 75/100 supporto, 75/100 supporto emotivo, 76/100 compagnia, 75/100 strumentale. Gli utenti internet superano di 3 punti la media sul supporto totale e di 6 punti la media sulla compagnia. Gli utenti Facebook che usano la piattaforma più volte al giorno ottengono altri 5 punti (rispetto agli Internet users) sul supporto totale, 5 punti sul supporto emotivo e 5 punti sulla compagnia. Per dare un’idea di cosa significhi la differenza in questa scala i ricercatori fanno notare che l’incremento di punteggio fatto registrare dagli utenti Facebook è paragonabile per entità a sposarsi o andare a vivere con un partner;
  • Dati relativi alle elezioni di MidTerm 2010. Su una media di 10 Americani su 100 che dichiarano di aver partecipato ad una dimostrazione politica, 23% che ha provato a convincere altri a supportare uno specifico candidato e 66% che hanno dichiarato di essere intenzionati a votare, l’utente Internet ha il doppio di possibilità di aver partecipato ad un evento politico, il 78% di possibilità in più di aver cercato di convincere altri a supportare un certo candidato ed il 53% in più di dichiarare di aver intenzione di votare. Rispetto agli utenti Internet, gli utenti Facebook che usano la piattaforma più volte al giorno hanno due volte e mezzo la possibilità che ha un utente Internet di aver partecipato ad una manifestazione politica, il 57% in più di aver cercato di persuadere qualcuno a votare in un certo modo e un 43% di possibilità in più di aver dichiarato l’intenzione di partecipare al voto.

Altri dati interessanti:

  • il 79& degli Americani adulti ha usato Internet ed il 47% (59% degli Internet Users) almeno un sito di social network. In Italia secondo una ricerca svolta con metodologia analoga a Dicembre 2010 dal laboratorio di ricerca LaRiCA erano 58% di Italiani adulti ad aver usato Internet e 32% (55% degli Internet Users) ad aver usato un sito di social network;
  • Solo il 3% dei contatti su Facebook degli utenti Americani è costituito da persone che l’utente non ha mai conosciuto ed il 7% da persone incontrate una sola volta.

Come al solito vorrei sottolineare quanto sarebbe importante, utile e relativamente semplice riproporre uno studio identico in Italia. Se qualcuno vuole finanziare l’operazione io mi metto a disposizione per lavorarci gratuitamente anche da domani ;)

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